Innovazione, utilità e strategie di disaster recovery

I dati sono tra i beni più preziosi per le aziende: se analizzati in modo ottimale e utilizzati rapidamente, possono determinare i piani di business e il successo dell’organizzazione: questo basta e avanza per pensare a una strategia finalizzata a proteggere le informazioni aziendali e al ripristino dei big data in caso di emergenza, così da garantire la continuità operativa dei processi d’impresa e la loro sostenibilità.

Cos’è il disaster recovery

Per disaster recovery si intende proprio il ripristino di emergenza di tutti i dati salvati nei sistemi aziendali in caso di problematiche tecniche importanti o eventi catastrofici che possono causare la perdita delle informazioni o l’inattività delle infrastrutture IT.

Il disaster recovery agisce sulle infrastrutture e sui dati persi o compromessi, valutandone quantità, tipologia e impatto sia sui processi aziendali che nei confronti degli interessati. Si tratta quindi di una strategia organizzativa e tecnologica utile a ripristinare dati, sistemi e infrastrutture utili all’erogazione dei servizi aziendali attraverso misure specifiche, programmate e testate, così da permettere la continuità operativa e limitare le perdite economiche per l’organizzazione.

Come funziona il disaster recovery

La prima soluzione per preservare i dati o le infrastrutture digitali è quella di effettuare un backup dei dati su un altro dispositivo o server. Ogni azienda dovrebbe ciclicamente effettuare e testare il backup delle informazioni chiave, osì da poterle ritrovare o ripristinare in caso di necessità.

Durante emergenze impreviste, però, questa soluzione risulta insufficiente e serve adottare un vero piano di disaster recovery che permetta di ripristinare funzionalità, software e file importanti. Questo piano non solo copia i dati, ma permette la continuità del business, permettendogli di non subire danni in caso di disastro.

I costi per un tempo anche limitato di inattività sono spesso enormi, così come i disagi per la perdita di dati, che possono ledere sia i processi che le persone. I volumi della perdita dovuta a calamità naturali, problemi gravi ai software, attacchi informatici ed errori umani aumentano di anno in anno, per questo occorre prevenire o saper affrontare tali scenari.

Backup da remoto, backup in loco, playbook per big data, flusso dei dati continuativo e attivazione di strumenti per la trasformazione dei dati sono le misure necessarie per un piano di disaster recovery efficace, che ripristini le informazioni e i sistemi in modo rapido. Ogni azione deve essere pensata e programmata in anticipo, così che l’organizzazione possa reggere l’urto dell’emergenza senza improvvisare.

Gli obiettivi di un piano di disaster recovery

Il 93% delle aziende che subisce una importante perdita di dati e non è dotata di disaster recovery esce dal mercato entro dodici mesi, mentre un singolo attacco ransomware può creare un danno reputazionale in grado di paralizzare l’attività.

Il ripristino di emergenza deve dunque permettere la continuità operativa dell’azienda, minimizzare le perdite e mantenere il posizionamento sul mercato, oltre che tutelare le persone che lavorano nell’organizzazione e le informazioni riguardanti clienti, collaboratori, servizi e prodotti.

Se da un lato l’operazione è tecnico-economica, dall’altro il disaster recovery protegge dati, informazioni e flussi lavorativi, rendendo l’azienda più sostenibile, sensibile verso la tutela di privacy e posti di lavoro, evitando così di venir meno anche ad alcune delle proprie responsabilità (trasparenza, accesso e sicurezza del dato ecc.).

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