Dichiarazione non finanziaria, cos'è e come farla

La rendicontazione non finanziaria è obbligatoria per le imprese di grandi dimensioni a partire dal 2017 e le obbliga a comunicare le performance ambientali e sociali, così da andare a definire un vero e proprio bilancio di sostenibilità delle proprie attività.

Cosa si intende per dichiarazione non finanziaria

Il decreto legislativo 254/2016, di Attuazione della direttiva UE 2014/95 ed entrato in vigore nel 2017, prevede l’obbligo, per le imprese di interesse pubblico con un numero di dipendenti superiore a 500 e con ricavi delle vendite e delle prestazioni superiori a 40 milioni di euro (o uno stato patrimoniale superiore ai 20 milioni), di presentare una dichiarazione individuale di carattere non finanziario.

La stessa dichiarazione può essere presentata anche da aziende non sottoposte all’obbligo, in forma volontaria, e può essere considerata in conformità con la normativa senza soggiacere alle disposizioni sui controlli.

Il documento si deve concentrare sui temi ambientali, sociali, riguardanti il personale, il rispetto dei diritti umani, la lotta attiva e passiva contro la corruzione, secondo le attività e il settore di competenza di ciascuna impresa.

Come realizzare una rendicontazione efficace

La dichiarazione può essere presentata in due forme differenti: contenuta nella relazione sulla gestione, in una sezione specifica, o in un documento distinto contrassegnato dal riferimento D.lgs 254/2016.

All’interno della rendicontazione, è importante inserire tutte le informazioni necessarie alla descrizione e alla comprensione del modello aziendale di gestione e organizzazione delle attività per i temi di riferimento:

  • Uso delle risorse energetiche (da fonti rinnovabili e non rinnovabili) e impiego di risorse idriche;
  • Emissioni di gas serra e di gas inquinanti nell’atmosfera;
  • Impatto su ambiente, salute e sicurezza dell’impresa, con fattori di rischio sanitario e ambientale, su scenari realistici o a medio termine;
  • Gestione del personale, con le politiche attuate per la parità di genere e le modalità di dialogo con le parti sociali;
  • Rispetto dei diritti umani e misure per prevenirne la violazione e prevenire atteggiamenti discriminatori;
  • Politiche contro la corruzione attiva e passiva, con indicazione degli strumenti adottati.

Questi gli ambiti minimi da trattare secondo il decreto legislativo, con gli indicatori di performance capaci di delineare la strada intrapresa dall’azienda per divenire realmente sostenibile e portatrice di un benessere sociale e non solo economico.

Si prevede che queste dichiarazioni interesseranno nel tempo tutte le imprese, anche quelle di piccole dimensioni. Occorre quindi prendere dimestichezza con questo argomento che nel futuro condizionerà l’accesso non solo al credito ma ad intere aree di mercato.

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